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![]() Il gravissimo “attentato ecologico” perpetrato ai danni del fiume Lambro e dell’intero sistema naturale del fiume Po ha visto il nostro piccolo paese balzare suo malgrado agli onori delle cronache nei tele giornali. Orio Litta, come molti cittadini sanno, è in un punto geografico strategico ben preciso, al confine fra due regioni e tre province: è l’ultimo comune lodigiano dell’asta del Lambro ed è il primo comune lodigiano dell’asta del Po. Nel nostro programma avevamo inserito la rivalutazione e la riqualificazione della foce del Lambro e del lungo Po fino a Corte Sant’Andrea come priorità ambientale. Ci stavamo attrezzando proprio a questo, istituendo la commissione ambientale comunale, quando è scesa da Monza la marea nera a sommergere rive, acque e ogni forma di vita. Martedì 23 febbraio 2010 alle ore 22.15 ero sul Ponte di Mariotto. Erano sul posto uomini della Protezione Civile di Corteolona e di Chignolo Po insieme ai vigili del fuoco di Pavia. Una prima barriera assorbente era già stata gettata sul fiume, a metà fra il ponte stradale e quello ferroviario: tutti osservavamo ansiosi la corrente illuminata dai fari posizionati sul ponte, in attesa che l’onda nera arrivasse. Il mio primo pensiero è stato: perché solo volontari pavesi? E l’idea di formare un corpo di Protezione Civile a Orio Litta è balzata forte nel cuore e nella mente. Mercoledì 24 febbraio alle ore 13.00 ho partecipato al primo vertice istituzionale in Prefettura a Lodi. Erano presenti, oltre al Prefetto, l’ing. Sturiale della Regione Lombardia, il dott. Bongiovanni del settore ambiente della Provincia di Lodi, il dott. Di Rocco dell’ARPA Lombardia, l’ing. La Montagna dell’AIPO di Milano, l’ing. D’Anna, comandante dei Vigili del Fuoco di Lodi, il sindaco di Salerano al Lambro ed il sindaco di Orio Litta. Al termine, esaminata la situazione generale, si è deciso di posizionare barriere oleo assorbenti alla confluenza del Lambro nel Po e attrezzature per aspirare idrocarburi. La decisione di concentrare gli sforzi e le risorse disponibili alla confluenza in territorio di Orio Litta è stata decisa dalla Provincia di Lodi. L’impresa incaricata è stata la “Aboneco”. Intanto la Regione Lombardia aveva dichiarato lo stato di emergenza, visto che si parlava di uno sversamento di “circa 1700 metri cubi”. Nell’incontro si è parlato di posizionare barriere sul ponte provvisorio di Piacenza, ma dalla città emiliana è stato risposto che sarebbe stata solo una “extrema ratio” e che la scelta era “politica”. << Non dovrebbe sussistere problema di falde acquifere inquinate nei paesi lambrani lodigiani>> hanno detto, perché l’acqua potabile viene pescata ad una profondità di oltre 70 metri. Intanto il Prefetto di Lodi ha invitato Salerano e Orio a diramare un’ordinanza di divieto di uso irriguo dell’acqua del Lambro, atto che si è subito fatto. Sabato 27 febbraio secondo vertice in Prefettura, presenti tutti i comuni lodigiani dell’asta del Lambro e dell’asta del Po, il presidente della Provincia Pietro Foroni l’assessore all’ambiente Maiocchi, l’assessore all’agricoltura Boneschi. Ecco in sintesi quanto emerso. Sabato 27 febbraio ho pedalato lungo il fiume, da Mariotto alla foce.
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